Il Bridge

Se il Bridge è uno dei giochi più diffusi al mondo – alcuni dicono il più diffuso – ci sono sicuramente dei buoni motivi. Il meccanismo del Bridge, infatti, è pressoché perfetto: le regole di base sono semplici, ma il gioco ha una ricchezza ed una complessità tali da non avere nulla di scontato neppure per giocatori di elevato livello tecnico; vi è equilibrio tra ragionamento deduttivo ed intuizione; ed infine, essendo un gioco basato sulla scelta della migliore probabilità, l’alea nella distribuzione delle carte consente momenti di gloria anche ai giocatori meno forti, che possono togliersi talvolta la soddisfazione di primeggiare davanti ad avversari assai più qualificati.
Le doti necessarie per giocare bene a Bridge sono molte: logica, applicazione, intuito, fantasia e capacità di comprendere le situazioni ed impostare linee di gioco corrette. Il Bridge è un gioco che richiede qualche tempo per assimilarne i meccanismi di base, specie quelli della licita, ma che, superato il primo scoglio, si trasforma quasi sempre in vera e propria passione. Si può giocare a Bridge in partita libera, con una posta in danaro, oppure a livello agonistico in tornei e manifestazioni organizzate un po’ ovunque nei numerosi circoli che esistono in tutta Italia.
 
LA STORIA
La storia del Bridge comincia nel XVI secolo in Inghilterra, dove si diffonde un gioco chiamato Whist. Il meccanismo è basato sul principio di un seme che vince sugli altri e ciò caratterizza una famiglia di giochi che si diffondono prima in Italia e poi in Francia ed in Inghilterra. La nostra Briscola ad esempio appartiene a questa famiglia. Nel 1742 Edmond Hoyle pubblica il primo libro dedicato al Whist, analizzandone scientificamente le caratteristiche e riscuotendo un grande successo. Passano molti anni prima che il Whist abbia una evoluzione tecnica significativa, anche se il gioco si diffonde nel mondo e, come accade in questi casi, subisce diverse varianti e modifiche.
Nel 1857, a Londra, viene sperimentata la forma di Whist Duplicato. L’idea è quella di giocare su due o più tavoli separati, facendo in modo che su tutti i tavoli si giochi con la medesima distribuzione delle carte. In questo modo il punteggio non viene più attribuito dal solo risultato conseguito al proprio tavolo, ma dal confronto con i risultati dei giocatori che, in altri tavoli, hanno giocato con le medesime carte. È evidente che l’influsso della fortuna viene in tal modo drasticamente ridotto. Questo meccanismo è tuttora in voga nel moderno Bridge agonistico.
Nel 1902 in India tre funzionari britannici, in mancanza di un quarto compagno, adattano le regole ed inventano la figura del “morto”, creando una specie di asta per aggiudicarsi la possibilità di utilizzare le sue carte. È nato l’auction Bridge, codificato per iscritto nel 1904.
Le basi del Bridge moderno vengono poi poste nel 1925 da Harold Vanderbilt, tre volte vincitore dell’America’s Cup, che crea il Contract Bridge introducendo il principio che ai fini del punteggio vengano conteggiate solo le mani effettivamente dichiarate, riservando alle mani extra solamente un bonus. Le regole vengono accettate e formalizzate e in pochi anni il Contract Bridge guadagna una grande diffusione. Il personaggio più importante di questa epoca è Ely Culbertson, un rumeno emigrato negli Stati Uniti, che aveva sposato Josephine Murphy, considerata la migliore giocatrice di Bridge del paese.
Culbertson fonda il BridgeWorld la prima rivista di Bridge e quindi scrive il BlueBook. Siamo nel 1930 ed il testo di Culbertson diviene subito un punto di riferimento per la nascita e lo sviluppo dei sistemi scientifici di gioco.
Non mancano i grandi eventi: a New York nel 1931 viene disputato quello che all’epoca fu definito “l’incontro del secolo”, il match tra la squadra di Culbertson e quella di Lenz, un altro campione di quel tempo. Grazie alla vittoria ed alla pubblicità che ne consegue, Culbertson diviene l’autorità mondiale indiscussa del gioco per tutti gli anni trenta. Il primo regolamento internazionale del Contract Bridge viene stilato l’1 novembre 1932 da rappresentanti di Stati Uniti, Inghilterra e Francia e nello stesso anno viene fondata l’European Bridge League che organizza in Olanda il primo Campionato Europeo. L’anno successivo si svolge a New York un campionato del mondo non ufficiale, nel quale gli americani di Culbertson battono gli inglesi. Per quanto riguarda il nostro paese, l’Associazione Italiana Bridge nasce a Milano nel 1937, ma l’anno dopo, in epoca di purismo linguistico, viene ribattezzata Associazione Italiana Ponte.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1948, vengono aggiornate le regole internazionali del Bridge contratto e del Bridge duplicato e nel 1950 inizia la serie dei Campionati Mondiali ad Hamilton, nelle Bermuda. Il campionato prende così il nome di Bermuda Bowl, che tuttora mantiene, ovunque si svolga. Nel 1956 il Blue Team, la celeberrima squadra italiana, vince il suo primo campionato agli Europei di Stoccolma. Nei successivi 20 anni il Blue Team conquisterà 13 campionati mondiali, 12 europei e 3 olimpiadi.
Arriviamo ad un’epoca più recente, ricordando che nel 1993 si svolge a Torino la prima edizione delle Olimpiadi di Bridge a squadre e nello stesso anno la Federazione Italiana Gioco Bridge (FIGB), viene riconosciuta dal CONI in qualità di disciplina associata, mentre due anni dopo la World Bridge Federation viene riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale.
La FIGB è oggi una potenza bridgistica di massimo livello. Il nuovo Blue Team, di Lauria, Versace, Bocchi, Duboin, Fantoni, Nunes, Sementa, a partire dal 1995 ha inanellato otto vittorie di cui sette consecutive ai Campionati d’Europa, 3 Olimpiadi e 2 Mondiali. Nel 2005 Lorenzo Lauria si è insediato al primo posto nel ranking mondiale maschile, che dal 2007 è occupato da Fulvio Fantoni, pressato da Claudio Nunes al secondo, Giorgio Duboin al terzo, Alfredo Versace al quarto e Lorenzo Lauria al quinto.
La FIGB vanta 450 Associazioni Sportive affiliate ed oltre 30.000 tesserati, che partecipano regolarmente ai campionati nazionali, ai tornei ed all’attività federale, ma in Italia vi sono oltre 2 milioni di appassionati che praticano il bridge a livello ludico.
IL GIOCO
Le basi
Le coppie. Il Bridge si gioca in quattro, una coppia contro l’altra coppia. Ci si siede al tavolo a coppie affrontate, in modo cioè che ognuno si trovi dirimpetto al proprio partner.
È convenzione indicare i quattro giocatori con i punti cardinali: una coppia è Nord-Sud, l’altra Est-Ovest:
 
 
Il mazzo. Si gioca con un normale mazzo di 52 carte anglo-francesi con i quattro semi di picche, cuori, quadri e fiori. Per ogni seme ci sono 13 carte, in valore numerale crescente dal 2 al 10 e poi Jack (Fante), Queen (Donna o Dama), King (Re) e Asso.
All’inizio di ogni mano vengono distribuite 13 carte coperte a giocatore, una carta alla volta, in senso orario. Il ruolo di mazziere ruota in senso orario.
Le fasi di gioco. La caratteristica peculiare del Bridge è che il normale “gioco della carta” è preceduto da una specie di asta – detta licita o dichiarazione – in cui una delle due coppie si aggiudica il contratto, cioè stabilisce il seme di atout (quello che prevale sugli altri, come la briscola), e si impegna a realizzare nella successiva fase di gioco della carta almeno un determinato numero di prese.
Obiettivo degli avversari è quello cercare di impedirglielo.
Durante la dichiarazione è dunque essenziale che i partner riescano a “comunicare” tra loro, mentre nel gioco della carta, diventa importante l’abilità nel manovrare le carte.
Prima di addentrarci nei dettagli delle varie fasi di gioco, cerchiamo di farci un’idea preliminare dell’interessante architettura di una mano di Bridge:
• Il mazziere distribuisce le carte.
• Si svolge la dichiarazione, una sorta di asta per aggiudicarsi il contratto di quella mano.
• La coppia che ha vinto la dichiarazione giocherà in attacco cercando di realizzare il contratto; l’altra coppia (i difensori) giocherà in difesa cercando di impedirglielo.
• Il contratto da realizzare determina:
- il seme di atout; vi è anche una forma di contratto Senza Atout in cui non esiste un seme dominante.
- quante prese dovranno essere realizzate dalla coppia attaccante.
• Il giocatore che, nella coppia attaccante, ha nominato per primo il seme di atout, è il giocante e avrà il compito di realizzare il contratto; il suo compagno è il morto: dopo che il difensore alla sinistra del giocante avrà giocato la prima carta, il morto calerà le proprie carte scoperte in tavola, visibili a tutti. Sarà sempre il giocante a decidere come giocare le carte del morto.
• Ora si sviluppa il gioco della carta. La mano è suddivisa in 13 prese ed ogni presa è formata da una carta giocata da ciascun giocatore (il giocante decide anche la carta del morto). In ogni presa il primo a giocare è chi si è aggiudicato la presa precedente.
• È obbligatorio “rispondere” al seme, cioè giocare, se possibile, lo stesso seme della prima carta giocata nella presa corrente; non avendo carte di quel seme, si può giocare qualsiasi altra carta, comprese le atout.
• Se non sono state giocate carte di atout, si aggiudica la presa chi ha giocato la carta più alta nel seme; se ci sono atout, chi ha giocato l’atout più alta.
• Contano le prese cumulative della coppia: è quindi indifferente che vengano realizzate da uno o dall’altro partner.
• Terminate le 13 prese, si aggiudicano i punti la coppia che ha prevalso: agli attaccanti, se il contratto è stato realizzato, ai difensori se sono riusciti ad impedirlo.
 
Un gioco silenzioso. È essenziale premettere che il Bridge è un gioco “silenzioso”: non è consentito ai giocatori trasmettersi informazioni parlando o utilizzando altre forme comunicative (gesti, sguardi, occhiatacce…) e anzi tali azioni sono considerate gravi violazioni dell’etica bridgistica e sanzionate pesantemente, anche con lunghe squalifiche.
Nelle gare le dichiarazioni vengono effettuate mediante appositi cartellini, contenuti nei bidding box, in modo da evitare che si possano dare informazioni con il tono della voce. Inoltre, nei campionati e nei tornei più importanti, si usano addirittura dei “sipari” che tagliano diagonalmente il tavolo e che hanno una piccola apertura per vedere le carte. I sipari rendono “invisibile” il partner e quindi impediscono segni o segnali corporei magari anche involontari.
Per consentire di comunicare informazioni utili a chiarire le caratteristiche della propria mano e quindi a fornire utili indicazioni per scegliere il migliore contratto, sono stati dunque ideati dei sistemi di dichiarazione, basati su convenzioni, che permettono di trasmettere al compagno, in maniera lecita, chiarimenti sulle proprie carte. Vedremo più avanti che vi sono moltissimi sistemi, alcuni più semplici (detti “sistemi naturali”) ed altri più complessi (detti “sistemi convenzionali”) usati di solito dai giocatori più forti.
Per giocare a Bridge è quindi necessario conoscere un sistema licitativo, e quindi dedicare un po’ di tempo allo studio delle regole e delle convenzioni del metodo scelto. In Italia fino a non molti anni or sono si giocavano sistemi diversi nei vari circoli. Poi, finalmente, la Federazione ha creato un sistema standard nazionale, a base naturale, che si insegna in tutte le scuole Bridge.
IL GIOCO DELLA CARTA

Anche se in una mano si svolge prima la licita, è opportuno iniziare la disamina delle varie fasi dal gioco della carta, perché capire come si svolge il gioco è essenziale per comprendere i meccanismi delle dichiarazione.
Il Bridge è basato sulle “prese”: ogni presa è formata da quattro carte, cioè da una carta giocata da ciascun giocatore. Quindi in totale ogni mano è formata da 13 prese.
Le 13 prese si svolgono di seguito ed il giocatore che ha fatto l’ultima presa gioca la prima carta della presa successiva (la prima presa inizia dal giocatore alla sinistra di chi ha fatto la dichiarazione defi nitiva). La prima carta giocata in una presa è importante, perché obbliga tutti gli altri a rispondere al seme giocato: quindi, ad esempio, se il primo giocatore intavola una carta di fiori, gli altri sono obbligati a giocare a loro volta una carta di fiori (le disobbedienze o renonce sono penalizzate a caro prezzo!). Nel caso in cui un giocatore non possieda carte nel seme della presa, può giocare un’altra carta, a scelta.
Vince la presa il giocatore che gioca la carta più alta.
Ricordiamoci però che nella fase di licita è stato stabilito l’atout, il seme che vince sugli altri, e quindi un giocatore può vincere la presa se, non possedendo carte nel seme in tavola, gioca un atout (in gergo si dice tagliare). Naturalmente, in caso di più carte di atout vince la più alta.
È così evidente che per fare molte prese bisogna contare su due fattori: le carte di valore alto – soprattutto Assi e Re – e le carte nel seme di atout.
La licita, come vedremo tra poco, sancisce il seme di atout, ma può anche stabilire che non vi sia un seme che primeggia sugli altri: tale situazione è chiamata Senza Atout (talvolta abbreviato in SA).
Come si vede, dunque, il meccanismo base del gioco non è complesso.
Un’altra particolarità del Bridge è quella del “morto”. Il giocatore che si aggiudica il contratto (giocante o dichiarante) muove anche le carte del compagno: infatti il partner stende le proprie carte sul tavolo ben visibili ed ordinate per seme e per valore e si limita a giocare le carte che il dichiarante gli indica. Ovviamente anche gli avversari (difensori) possono vedere le carte del morto.
 
Una mano guidata
Vediamo dunque come si può sviluppare una mano partendo da un esempio concreto.
 
 
La coppia Nord-Sud è approdata al contratto di 4 cuori; per il momento non ci interessa sapere come:
della licita parleremo più avanti. Il contratto quindi impone loro di realizzare almeno 10 prese (le 4 del contratto oltre le 6 di base) giocando con atout cuori. Supponiamo che Sud sia stato il primo della coppia a dichiarare cuori, e non importa se l’ultima dichiarazione l’ha fatta Sud stesso o Nord; i ruoli per questa mano sono quindi:
• Sud è il giocante
• Nord è il morto
• Ovest ed Est sono i difensori
• Ovest attacca
L’onore (o l’onere) di iniziare il gioco spetta a Ovest che deve giocare la prima carta, cioè attaccare, basandosi sulle proprie carte e su come si è svolta la licita. In questo caso l’attacco più plausibile è il Re di quadri, perché Ovest possiede una sequenza e, quando sarà stato giocato l’Asso di quadri, le sue carte saranno le più alte.
Dunque, Ovest intavola il Re di quadri ed il morto mostra le sue carte, stendendole in ordine sul tavolo. Sud educatamente ringrazia, e studia un piano di gioco. Non può perdere più di tre prese.
Beh, l’Asso di cuori va ovviamente concesso agli avversari e, dopo l’attacco a quadri, pur prendendo di Asso al primo giro, si devono concedere due prese nel seme.
Il problema è quindi di non perdere né picche, né fi ori. A picche si possiedono due prese di testa, Asso e Re, ma anche una terza cartina in Sud. Questa carta sembra essere perdente, ma, fortunatamente Nord, il morto, possiede solo due carte a picche, per cui potrebbe “tagliare” il terzo giro di picche.
Infine a fiori si possiedono Asso e Dama: manca il Re, ma… chissà!
Comunque, procediamo passo passo e vediamo come si svolge la mano.
Sud prende con l’Asso di quadri del morto e gioca subito cuori il Re di cuori. Est prende con l’Asso di cuori e muove, disciplinatamente quadri, il seme giocato dal compagno. In questo modo Ovest entra in presa con la Dama di quadri e poi gioca anche il Fante sul quale Est, che non ha più quadri, scarta una fiori.
I difensori hanno incassato tre prese e Sud, se vuole mantenere il contratto, deve realizzare tutte le rimanenti. La situazione è questa:
 
Ovest decide di giocare nuovamente quadri, su cui Est scarta una picche e Sud, non avendo più quadri, “taglia” con il 9 di cuori. Di solito a Bridge la strategia migliore per il giocante è quella di giocare atout fi no ad eliminare quelle possedute dagli avversari, ma in questo caso occorre prima risolvere il problema della terza picche, che deve essere tagliata con una atout del morto. Per cui il dichiarante gioca picche per il Re del morto, poi ancora picche (del morto) per l’Asso della sua mano e quindi un terzo giro di picche su cui il morto gioca atout vincendo la presa. Ecco la situazione aggiornata:
Adesso il dichiarante gioca la cuori del morto, poi gioca una cuori sua ed elimina così le cuori dei difensori e affronta il problema delle fi ori, cercando di non perdere prese.
L’unica chance consiste nel giocare piccola fi ori e, sul nove di Ovest passare la Dama, chiudendo gli occhi: in questo caso il dichiarante è fortunato, perché il Re di fi ori è in Ovest e quindi il contratto può essere mantenuto: 4 cuori dichiarate e fatte! Il morto, soddisfatto, ringrazia.
LA LICITA
Vediamo ora come avviene la licita, cioè l’asta che stabilisce l’atout, il contratto e chi sarà il giocante.

Sulla dichiarazione
La gerarchia dei semi. Intanto premettiamo che nel Bridge i quattro semi hanno una gerarchia ben definita (rango), che è fondamentale nel meccanismo di licita e di punteggio.
Ecco il rango, dal più elevato al più basso:
• picche
• cuori
• quadri
• fiori
Vi è poi il gioco Senza Atout che si colloca, per rango, al di sopra di tutti.
I semi di picche e di cuori sono detti anche nobilio maggiori, mentre quadri e di fiori sono debolio minori. Come vedremo più avanti questa distinzione è dovuta al fatto che i semi nobili forniscono un punteggio superiore.

L’asta. Il risultato della licita potrebbe dunque essere “Il giocatore in Sud si impegna a realizzare 9 prese con atout cuori”, oppure “Il giocatore in Ovest si impegna a realizzare 11 prese a Senza Atout”.
Come tutte le aste (tranne quelle al ribasso) occorre sempre fare una dichiarazione di livello superiore a quelle già fatte. Considerando che le prese totali sono 13, si comincia la licita con un impegno minimo a realizzare sette prese (cioè almeno una presa più degli avversari).
Il primo giocatore, quello che ha distribuito le carte, inizia la licita: può passare o fare una dichiarazione di un numero e un seme: il numero indica le prese che si intendono realizzare oltre le sei minime, il seme quale sarà l’atout; per cui ad esempio:
• “1 cuori” significa: mi impegno a realizzare 7 prese se atout sarà cuori
• “3 fiori” significa: mi impegno a realizzare 9 prese se atout sarà fiori
• “7 quadri” significa: mi impegno a realizzare 13 prese (cioè tutte) se atout sarà quadri
Chi legge può pensare che sarebbe stato più comodo dichiarare 7 cuori, 9 fiori o 13 quadri: probabilmente è così ma la forma scelta aiuta poi a calcolare il punteggio e comunque… le regole sono queste e ci si abitua presto!
Poi si prosegue in senso orario. Ogni dichiarazione che non sia al passo annulla quelle precedenti e la licita termina quando tre giocatori passano consecutivamente, accettando così l’ultimo contratto proposto.
Nel caso, poco frequente, in cui tutti e quattro i giocatori inizialmente passino, le carte vengono smazzate nuovamente, a meno che non sia una partita di torneo, nel qual caso, come vedremo, verranno comunque passate agli altri tavoli in gioco.
Dichiarazioni crescenti. Abbiamo detto che le dichiarazioni devono seguire una modalità crescente.
Ciò riguarda in primo luogo il numero di mani che ci si impegna a realizzare e, in secondo luogo, la gerarchia dei semi. Infatti la dichiarazione minima è 1 fiori, quella successiva è 1 quadri, poi 1 cuori e 1 picche e poi 1 Senza Atout. Poi si passa a 2 fiori, 2 quadri e così via. Dopo 2 Senza Atout si passa a 3 fiori.
La dichiarazione più impegnativa è 7 SA, dove ci si impegna a realizzare tutte le prese a Senza Atout.
Le dichiarazioni possono essere effettuate anche “a salto”: l’unico vincolo è che non si torna indietro, cioè ogni dichiarazione deve essere superiore alla precedente.
In base a questo modo di procedere se, ad esempio, l’ultima dichiarazione è stata 3 cuori, i giocatori che seguono possono dichiarare ad esempio 3 picche oppure 3 Senza Atout, oppure un qualunque contratto a livello di 4 o più (4 fiori, 4 quadri, 5 picche, ecc.) ma non possono dichiarare 3 fiori o 3 quadri, perché fiori e quadri hanno rango inferiore a cuori.
 
Contro e surcontro. Ci sono poi due licite speciali: il contro (o contre) ed il surcontro (o surcontre).
Il contro si effettua dopo una licita avversaria e serve a “raddoppiare la posta”: si effettua di solito quando si è fermamente convinti che gli avversari non realizzeranno mai il contratto cui si sono spinti. Chi viene contrato può passare, fare un’altra licita più alta (il che annulla il contro, che però gli può venir poi riproposto) oppure replicare con il surcontro, che quadruplica la posta iniziale e che signifi ca che il contro degli avversari non ci ha spaventato proprio per nulla!
Vediamo un esempio di contro. Ecco le carte:
 
Sud apre la licita con 1 quadri, Ovest passa e Nord dichiara 1 cuori, Est passa e Sud, possedendo quattro carte a cuori, “appoggia” il compagno dichiarando 2 cuori. Dopo il passo di Ovest (che è “in agguato”), Nord, che possiede una mano con discreti valori, decide di dichiarare 4 cuori, ma, dopo il successivo passo di Est e Sud, Ovest dichiara “contro”, perché prevede di realizzare tre prese a cuori, l’Asso di Fiori e forse il Re di Quadri. Dopo il contro di Ovest gli altri giocatori potrebbero ancora intervenire nella licita ma:
• Nord e Sud non hanno un altro seme da licitare e facendolo peggiorerebbero solo la loro situazione;
• Nord e Sud non sono così temerari da surcontrare, dato che nessuno dei due ha una mano tale da rendere probabile la realizzazione del contratto in presenza di una distribuzione sfortunata come quella che il contro di Ovest lascia presagire;
• Est non deve inventare una licita che “toglierebbe” il contro al compagno. Infatti non deve preoccuparsi del fatto di non possedere atout: meno ne ha lui più ne ha il suo partner!
Quindi tutti passano ed il contratto fi nale, 4 cuori contrate, sarà doloroso per la linea Nord-Sud, in quanto gli avversari lo penalizzeranno probabilmente di almeno due prese potendo incassare tre atout, l’Asso di fi ori e il Re di quadri.
Nord e Sud hanno colpe? No. Semplicemente si tratta di una mano sfortunata, perché tutte la carte di cuori sono concentrate in Ovest. Capita: il Bridge è un gioco di probabilità. E poi si dice che se una coppia non prende mai un contro vuol dire che è troppo prudente!
 
Sui contratti
La licita è importantissima, essenziale, ai fi ni del gioco perché è indispensabile individuare il giusto contratto. Infatti nel Bridge i punteggi dipendono fortemente dal contratto e le prese in più rispetto a quelle del contratto hanno un valore molto relativo. Bisogna quindi sfruttare al massimo il potenziale delle carte che si posseggono.
Dato che il Bridge si gioca in coppia, la licita serve a comunicare con il partner, al fi ne di capire sulla base dei valori e dei semi che ciascuno possiede, quale sia la potenzialità congiunta delle mani propria e del compagno. Ricordiamoci che è tassativamente vietata qualsiasi comunicazione diretta!
Ad esempio se il mio compagno dichiara di possedere quadri ed anch’io posseggo un buon numero di quadri unitamente, magari, a della carte di alto rango (Assi, Re, Dame…) è evidente che potrò sperare di realizzare molte prese se mi aggiudicherò un contratto con atout quadri. Ma quale sarà il giusto contratto? 3 quadri? 5 quadri? O addirittura 7 quadri?
I sistemi licitativi servono appunto a chiarire per quanto possibile il livello del massimo contratto raggiungibile. Nel Bridge (che non a caso signifi ca “ponte”) è dunque indispensabile una corretta comunicazione tra i partner che formano la coppia.
 
Tipi di contratto. Come abbiamo detto, vi è un importantissimo aspetto della licita collegato ai punteggi: i punti sono conteggiati in base al numero di prese fatte, ma soprattutto sulla base delle prese dichiarate! Infatti mentre le prese dichiarate e fatte vengono conteggiate ai fi ni del punteggio effettivo, quelle ulteriori, aggiuntive rispetto a quelle dichiarate, danno diritto solo ad un modesto bonus extra.
Vi sono tre livelli che occorre cercare di raggiungere per avere un premio:
• la manche • il piccolo slam • il grande slam
Se si vuole raggiungere la manche in una smazzata occorre dichiarare almeno:
•3 Senza Atout •4 cuori •4 picche •5 fi ori •5 quadri
Per conseguire il piccolo slam occorre dichiarare e realizzare almeno 12 prese (tutte meno una).
Per conseguire il grande slam occorre dichiarare e realizzare tutte e tredici le prese.
Come si può immaginare gli slam danno diritto a dei punteggi assai consistenti.
 
Una licita completa
Vediamo un esempio di licita con, a fi anco, il signifi cato che ciascun giocatore attribuisce, nei suoi pensieri, alla propria dichiarazione. Essa è riportata a titolo indicativo, considerato che per effettuare e comprendere licite in modo compiuto, occorre conoscere almeno i rudimenti del sistema licitativo.
Queste sono le carte:
 
ed ecco un possibile sviluppo della licita:
 
 
Non appena la licita si conclude viene stabilito il “giocante”. Il giocante è quello che, nella coppia che si è aggiudicata il contratto, ha nominato per primo il colore di atout. Nell’esempio precedente Est ha nominato per primo cuori e quindi il giocante è lui. Attenzione ora a come inizia il gioco:
• il giocatore alla sinistra del giocante deve giocare per primo e sceglie la prima carta e la mette sul tavolo;
• il morto scopre le sue carte e le dispone ordinate sul tavolo in quattro file, una per seme, in modo che siano ben visibili a tutti e che siano ordinate dalla più alta alla più bassa. Il seme di atout, per convenzione, si mette alla destra del morto;
• il gioco prosegue, ricordando che è il giocante a scegliere le carte che il morto, obbediente e silenzioso, dovrà via via giocare. Il morto non può fare alcun commento.
Le licite si sono arricchite di meccanismi convenzionali, più o meno semplici, che permettono ai giocatori più bravi di raggiungere quasi sempre il migliore contratto. Arriveremo tra poco a fornire alcuni elementi sui sistemi licitativi, ma, preliminarmente, è bene parlare del sistema dei punteggi.
 
 
I PUNTEGGI
Dato che esistono diversi modi di giocare a Bridge (partita libera, torneo a coppie e torneo a squadre), esistono anche diversi modi per calcolare i punteggi.
Qualcuno ha detto che i punteggi sono la cosa più complicata del Bridge. In un certo senso è vero, ma, per tranquillizzare il lettore è bene dire che non è necessario conoscere i dettagli dei punteggi, basta solamente capire i principi che stanno alla base della loro attribuzione.
I punteggi sono così complessi proprio perché sono stati calibrati con estrema attenzione per rendere equilibrato e perfetto il gioco.
Tenete conto, anche se vi sembrerà strano, che molti giocatori di Bridge non sono in grado di calcolare i punti a memoria, ma si servono della carta segnapunti (che trovate di solito allegata ai mazzi di carte) oppure delle schede che fanno parte della dotazione nel Bridge da torneo. Quindi leggete i prossimi due argomenti… in relax e senza preoccupazione!
 
Il punteggio nella partita libera
Iniziamo col dire che la partita libera si gioca al meglio delle 3 manche, cioè occorre vincere due manche per aggiudicarsi la partita.
Per vincere una singola manche occorre raggiungere o superare 100 punti.
Quando una coppia non ha ancora vinto una manche si dice che è in prima o non vulnerabile, quando ha già vinto una manche si dice che è in zona o vulnerabile. Questa distinzione è importante perché molti punteggi variano proprio in base alla situazione “di vulnerabilità”.
I punteggi vengono divisi in due:
• quelli per le prese effettivamente dichiarate e fatte. Questi valgono sia per aggiudicarsi le manche, sia per il conteggio generale delle vincite;
• tutti gli altri, che possono derivare da prese aggiuntive a quelle dichiarate, oppure di premi speciali (per la manche, per gli slam, o per la chiusura della partita) oppure da prese in meno fatte dagli avversari rispetto al loro contratto. Questi valgono solo per il conteggio generale delle vincite.
Al termine della partita la coppia vincitrice si aggiudica un premio in punti e quindi si fanno i conti: si calcola il punteggio totale di ciascuna delle due coppie e si fa la differenza tra i due valori: il risultato stabilisce la vincita (e la perdita). Notare che può accadere (e spesso accade) che una coppia si aggiudichi la partita, ma perda danaro perché gli avversari hanno realizzato maggiori punteggi aggiuntivi, grazie, ad esempio, a qualche contro ben assestato o a uno slam realizzato.
Il foglio per segnare i punti ha la struttura raffigurata nello schema sotto.
I principi che regolano il calcolo dei punteggi sono i seguenti:
 
a) il contratto viene realizzato
Il punteggio di ogni presa realizzata oltre le prime 6, quindi a partire dalla settima, dipende dal tipo di contratto:
• nei contratti a fiori e a quadri valgono 20 punti
• nei contratti a cuori e a picche valgono 30 punti
• nei contratti a Senza Atout la prima presa vale 40 punti, le successive 30
 
 
 
Attenzione però a registrare nelle rispettive differenti zone del modulo i punteggi per le mani dichiarate e fatte e quelli per le mani aggiuntive, dette anche surlevee. Facciamo un esempio: la nostra coppia ha raggiunto il contratto di 3 cuori, impegnandosi così a realizzare almeno 9 prese; durante il gioco ne realizza addirittura 11. In questo caso i 90 punti delle prese dichiarate (3x30) vanno nell’area dei punteggi validi per la manche mentre i 60 aggiuntivi (2x30) nella parte soprastante.
In caso di contro i punteggi vengono raddoppiati, in caso di surcontro quadruplicati.
 
b) il contratto non viene realizzato
In questo caso si calcola un punteggio a favore degli avversari per ogni presa in meno rispetto a quelle dichiarate: sono 50 punti a presa se la coppia che non mantiene il contratto è “in prima” e 100 punti a presa se è “in seconda”.
I punti per gli avversari aumentano vistosamente se il contratto è contrato o surcontrato.
 
c) altri punteggi
Vi sono infine dei punteggi aggiuntivi che premiano chi vince la partita in due manche (700), chi la vince in 3 (500), chi realizza uno slam (da 500 a 1.500), chi realizza un contratto contrato o addirittura chi ha la fortuna di possedere tutti gli onori di atout (da 100 a 150); c’è pure il caso in cui si debba interrompere la partita con una coppia in vantaggio sull’altra durante una manche (300).
Di seguito la tabella riassuntiva di tutti i punteggi.
 
Il punteggio nel Bridge agonistico
Nel Bridge agonistico non esiste il concetto di “partita”, ma si praticano tornei a coppie o a squadre e si attribuisce un punteggio a sé stante per ciascuna mano giocata. Questi punteggi, con modalità diverse a seconda del tipo di torneo, contribuiscono al risultato finale.
In ogni mano è previsto un premio per i contratti dichiarati e mantenuti che raggiungono i 100 punti necessari alla manche.
 
 
 
Il concetto principale è che nei vari tavoli si giocano le stesse smazzate, questo naturalmente per meglio confrontare l’abilità dei giocatori e diminuire il ruolo della fortuna.
Nei tornei ogni mano viene consegnata ai giocatori dentro il board, un apposito astuccio rettangolare o quadrato formato da quattro tasche contenenti le carte di ciascun giocatore. In seguito i giocatori avranno l’accortezza di non giocare le carte al centro del tavolo, mescolandole fra loro, ma mostrandole e poi ponendole coperte sul tavolo, ognuno davanti a sé. In questo modo al termine della mano le carte possedute da ciascun giocatore formeranno di nuovo un mazzetto: i quattro mazzetti saranno infine reinseriti nei board per passarli ad altri tavoli.
Ma, la domanda sorge spontanea, se ciascuno tiene le carte giocate davanti a sé, come è possibile conteggiare le prese fatte da ciascuna coppia? Semplice, si usa questa tecnica: la carta viene posata verticalmente se la presa è nostra e orizzontalmente se è dagli avversari. Alla fine della mano basta contare le carte verticali e quelle orizzontali ed ecco fatto il conteggio delle prese.
Sul board è indicata la situazione di vulnerabilità di ciascuna delle due coppie, vale a dire se per quella mano Nord-Sud ed Est-Ovest devono considerarsi in prima o in zona. Questa indicazione viene di solito espressa con due adesivi, uno per ciascuna coppia: l’adesivo verde significa “in prima” e quello rosso “in zona”. La situazione di prima o zona di ciascuna delle linee è dunque variabile da board a board, simulando così le diverse situazioni che possono capitare in partita libera.
Grazie all’uso dei board, la stessa mano viene dunque giocata da molte coppie ed il risultato è determinato dal raffronto dei risultati ottenuti dalle altre coppie. Questo significa che nei tornei è possibile, ad esempio per Nord-Sud, subire un piccolo slam e guadagnare comunque molti punti perché le altre coppie Nord-Sud nella stessa mano hanno subito invece un grande slam!
Qui di seguito la tabella dei punteggi del Bridge agonistico, che presenta alcune differenze rispetto a quella della partita libera. Come abbiamo detto nei tornei per guadagnare il premio di manche occorre dichiarare un contratto che raggiunga almeno i 100 punti, vale a dire uno di questi:
• 3 Senza Atout
• 4 cuori o 4 picche
• 5 fiori o 5 quadri
Ecco perché cuori e picche sono detti semi “nobili” e fiori e quadri “minori”: i nobili danno un punteggio superiore e quindi la manche si raggiunge più agevolmente.
A Senza Atout bastano 9 prese per conseguire la manche, ma di solito il compito è più impegnativo, perché l’assenza di un colore di atout può consentire agli avversari di incassare prese nel seme dove possiedono un maggior numero di carte spesso a prescindere dal loro valore.
Ogni mano dunque dà origine ad un punteggio che viene poi computato con modalità diverse nei tornei a coppie ed in quelli a squadre e contribuisce alla formazione della graduatoria.
Sovente capitano delle situazioni chiamate “competitive”, in cui le due linee si contendono il contratto finale in due diversi semi di atout. In questi casi la bravura dei giocatori consiste nel capire quando passare o quando dichiarare, per evitare di andare “fuori contratto” e, magari, spingere gli avversari a contratti che non possono mantenere.
Più avanti, parlando dei vari tipi di torneo, ci soffermeremo sui loro meccanismi e scopriremo anche che la tipologia del torneo influenza molto anche la tecnica di gioco.
 
 
LA VALUTAZIONE DELLA MANO
Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come sia necessario valutare accuratamente la potenzialità della propria mano, anche in relazione a quella del compagno. Occorre quindi stabilire dei parametri per capire la forza della nostra mano.
I fattori che influenzano il numero di prese che possiamo potenzialmente fare sono due:
• il possesso di carte di alto valore;
• il possesso di molte carte di un seme che potrebbe divenire il seme di atout.
Ecco quindi alcuni criteri per esprimere una valutazione della nostra mano.
 
I Punti Onori
Questa tecnica consente di tradurre in un numero il potenziale della mano, in termini delle carte di elevato valore possedute. È importante precisare che i Punti Onori (PO) non hanno nulla a che vedere con il punteggio del gioco, ma hanno unicamente lo scopo di fornire al giocatore una indicazione oggettiva sulla forza della propria mano. La regola è questa:
• 4 punti per ciascun Asso
• 3 punti per ciascun Re
• 2 punti per ciascuna Dama
• 1 punto per ciascun Fante
La somma è il valore della mano espresso in Punti Onori. Considerando che nel mazzo vi sono in tutto 40 PO disponibili e che quindi la media per giocatore è di 10 PO, possiamo definire “positiva” una mano che contiene più di 10 PO.
Quando i punti posseduti superano i 16 la mano è forte, se sono più di 20 è una mano… fortunata!
 
La distribuzione
Le mani poi si classificano in base a quante carte si possiedono per ciascun seme, dividendole in bilanciate, semi-bilanciate e sbilanciate.
• mani bilanciate: presentano una suddivisione 4-3-3-3 oppure 4-4-3-2
• mani semi-bilanciate: presentano una suddivisione 5-3-3-2
• mani sbilanciate: tutte le altre
Le mani sbilanciate poi si dividono in monocolori, bicolori e tricolori, a seconda di quanti semi con almeno 4 carte sono presenti nella mano:
• monocolori: hanno un solo seme con più di 5 carte, ad esempio 6-3-2-2 oppure 6-3-3-1 o 7-2-2-2
• bicolori: vi sono due semi più lunghi degli altri, ad esempio 5-4-2-2, oppure 6-4-2-1 o 5-5-2-1
• tricolori: mani con distribuzione 4-4-4-1 oppure 5-4-4-0
 
La forza delle mani
Analizzando in maniera combinata i Punti Onori e la distribuzione della mano propria e del compagno, è possibile capire se sia opportuno o meno dichiarare manche oppure slam.
Nel valutare le proprie carte occorre poi tenere conto di eventuali singoli (semi dove si possiede una sola carta) o chicane (semi nei quali non si posseggono carte), che aumentano le potenzialità della mano, perché, giocando contratti a colore, possono permettere alle nostre atout di tagliare gli onori degli avversari.
La pratica del gioco infatti fornisce poi utili indicazioni:
• per giocare manche mediamente occorrono 24-25 PO complessivi tra le mani dei due compagni (qualcuno in più se si giocano 5 fiori o 5 quadri);
• per giocare il piccolo slam è bene averne 33;
• per giocare il grande slam ne occorrono di solito 37.
Se si gioca un contratto a colore, è ovviamente necessario possedere la maggioranza delle carte nel seme di atout, cioè almeno 8 carte complessive tra giocante e morto, perché possederne 7 contro le 6 degli avversari non è solitamente una garanzia sufficiente.
I numeri che abbiamo riportato hanno valore statistico e quindi non assicurano la realizzazione del contratto, ma solo una buona probabilità. E poi dipende da come verranno giocate le carte…
Del resto, ad esempio, una mano formata da 13 carte di picche con soli 10 punti permette la realizzazione del grande slam a picche ma... si tratta di un caso molto teorico!
Il fascino al Bridge sta proprio nel fatto che non si può dare nulla per scontato, che le eccezioni alle regole sono molto frequenti: vi sono, ad esempio, situazioni nelle quali con 18-20 punti si può addirittura realizzare manche o casi in cui una linea può giocare manche a cuori e l’altra a picche!
 

I SISTEMI LICITATIVI
Uno degli aspetti più delicati del Bridge è raggiungere il contratto migliore; da una parte non bisogna lasciarsi sfuggire le manche e gli slam, ma dall’altra non si può neppure rischiare troppo, perché i contratti non mantenuti possono anche diventare molto cari.
I giocatori hanno sviluppato delle regole di licita, utilizzando anche convenzioni molto particolari, tali da permettere alla coppia di chiarire sempre meglio le rispettive mani e di arrivare al migliore contatto. Sono così nati dei “sistemi licitativi” che si basano su regole scritte e codifi cate. Questo è il motivo per cui per iniziare a giocare a Bridge occorre “studiare” un po’. Una volta assimiliate le regole base di un sistema si può cominciare a trarre diletto dal gioco!
I sistemi si dividono in tre categorie:
• sistemi a base naturale, utilizzati dalla grande maggioranza dei giocatori;
• sistemi a base convenzionale, utilizzati da molti agonisti;
• sistemi fortemente convenzionali, utilizzati da pochi esperti.
È ovvio che chi inizia a giocare deve partire dal sistema “naturale” e molti continuano a giocare naturale tutta la vita, ritenendo che un sistema “artifi ciale” possa essere spesso fonte di disguidi e incomprensioni tra compagni.
Ecco, a titolo di esempio, alcune “regole” riconosciute dal sistema naturale:
• si cerca sempre di dichiarare i semi più lunghi della propria mano (cioè quelli con più carte) e di “appoggiare” il compagno se si possiede un numero adeguato di carte in un seme da lui dichiarato
• per “aprire”, cioè fare la prima licita diversa dal “passo”, occorre avere una mano positiva, con almeno 12 Punti Onori (PO)
• l’apertura a livello di 1 è riservata a mani che hanno all’incirca dai 12 ai 19 PO
• l’apertura di 1 Senza Atout (1 SA) è convenzionalmente riservata a mani bilanciate di 16-18 PO (oggi molti usano il range 15-17)
• le aperture di 2 cuori e 2 picche sono riservate a mani dai 20 ai 24 punti con almeno 5 carte nel seme dichiarato
• le aperture a livello di 3, invece, indicano mani povere di punti ma con molte carte nel seme dichiarato (almeno 7). Tali aperture si chiamano anche interdittive o di barrage perché cercano di mettere in diffi coltà gli avversari, che potenzialmente hanno più punti, costringendoli a dichiarare ad un livello elevato e quindi limitando lo spazio dichiarativo a loro disposizione
• l’apertura di 2 fi ori è convenzionalmente riservata a mani molto forti, con le quali si ha la certezza di giocare manche, e quindi non è in relazione con le carte di fiori.
 
Le convenzioni
Vi sono poi alcune convenzioni universalmente riconosciute che fanno parte anche del più naturale dei sistemi. Le più note sono la Blackwood e la Stayman.
Blackwood. La convenzione Blackwood serve a conoscere quanti Assi (ed eventualmente quanti Re possiede il compagno). Supponete di avere le seguenti carte:
 
È certamente una bella mano, e siete ancora più contenti perché il vostro compagno apre di 1 picche. Possedete 20 punti ed il compagno, oltre ad avere un punteggio di apertura (da 12 in su) possiede almeno 4 carte di picche. La manche è garantita, ma non volete che vi sfugga il piccolo o il grande slam. Dall’esame delle carte deducete che il migliore contratto è in relazione a quanti Assi possiede il compagno: con due Assi vi sono ottime probabilità di realizzare il contratto di 7 picche, con un Asso realizzeremo probabilmente 6 picche, ma se, sfortunatamente, fosse privo di Assi dovremmo evitare lo slam. Come fare a saperlo?
Con la convenzione Blackwood, che consiste nel dichiarare direttamente 4 SA, si intende dire:
“Caro compagno, quanti Assi hai?” Il compagno deve rispondere:
• 5 ♣ 0 oppure 4 Assi (l’altro capirà facilmente in quale situazione ci si trova)
• 5 ♦ 1 Asso
• 5 ♥ 2 Assi
• 5 ♠ 3 Assi
Ed ecco risolto facilmente il problema. Taluni usano una scala di risposte diversa, ma il principio è sempre questo.
La Blackwood prosegue poi, se necessario, chiedendo il numero di Re con la successiva dichiarazione di 5 Senza Atout ed una analoga scala di risposte.
Stayman. La convenzione Stayman serve a trovare una combinazione favorevole di atout nei colori nobili dopo l’apertura di 1 Senza Atout del compagno. Supponiamo di possedere le seguenti carte.
e supponiamo che il nostro compagno sia così amabile da aver aperto 1 SA, garantendoci mano bilanciata e 15-17 Punti Onori che, sommati ai nostri, ci impongono di dichiarare le manche, se non vogliamo perdere una ghiotta occasione.
Il problema è capire quale sia la migliore manche, perché se il nostro compagno possiede 4 carte a picche, con 8 carte complessive di atout conviene giocare 4 picche, mentre, in caso contrario, il miglior contratto appare 3 SA.
Come appurare la cosa? Non possiamo dichiarare 2 picche, perché il sistema prevede che per effettuare questa dichiarazione si possiedano almeno 5 carte nel seme. Ed ecco, utilissima, la convenzione Stayman: dichiariamo 2 fi ori, che è una licita convenzionale che signifi ca “partner dammi dei chiarimenti sulla tua mano”. Il compagno deve rispondere utilizzando la seguente scala:
• 2 ♦ non possiedo né 4 carte a cuori né 4 carte a picche ed ho una mano minima rispetto a quanto ho promesso (16-17 punti)
• 2 ♥ possiedo 4 carte a cuori, ma non 4 carte a picche
• 2 ♠ possiedo 4 carte a picche, ma non 4 carte a cuori
• 2 SA non possiedo né 4 carte a cuori né 4 carte a picche ed ho una mano massima rispetto a quanto ho promesso (18 punti)
• 3 ♣ possiedo sia 4 carte a cuori sia 4 carte a picche ed ho una mano minima rispetto a quanto ho promesso (16-17 punti)
• 3 ♦ possiedo sia 4 carte a cuori sia 4 carte a picche ed ho una mano massima rispetto a quanto ho promesso (18 punti)
Questa tabella rappresenta la Stayman “tradizionale”. Ne esistono molte versioni diverse: l’importante è essere d’accordo col proprio compagno!
Come vedete la risposta ci fornisce gli elementi di cui avevamo bisogno per scegliere il miglior contratto! Queste prime informazioni ci fanno capire come, anche per i sistemi naturali, sia necessario attenersi a delle regole e convenzioni senza le quali non sarebbe possibile dialogare con il compagno.
Sulla base naturale si sono poi innestate una serie di convenzioni che possono portare a sistemi sempre più artifi ciali e convenzionali, ma non siete obbligati ad adottarle! Vediamone, sempre a titolo di esempio, alcune, le più comuni:
Quinta nobile. Questa convenzione implica che per aprire di un cuori o un picche si debbano possedere almeno 5 carte nel seme. Il motivo è che il compagno, possedendo anche solamente tre carte in quel seme, può dare il suo appoggio, forte del fatto che la coppia possiede complessivamente almeno le fatidiche 8 carte necessarie per mantenere il controllo delle atout; il fatto di giocare la quinta nobile obbliga però, ed è il rovescio della medaglia, ad aprire di 1 fi ori una mano del tipo:
 
Occorre quindi che il sistema preveda queste evenienze e le gestisca opportunamente, cioé vi siano delle sequenze studiate per chiarire i casi in cui le licite sono “naturali”.
Fiori forte. In questi sistemi l’apertura di 1 fi ori non ha nulla a che vedere con fi ori, ma denota invece una mano forte, cioè con almeno 18 Punti Onori. In caso di passo dell’avversario il compagno dichiara, sempre convenzionalmente, 1 quadri nel caso in cui possieda meno di 7 punti. In questo modo si ha un primo vantaggio evidente: se il compagno risponde diversamente da 1 la coppia sa immediatamente di possedere in totale almeno 25 Punti Onori complessivi che è il punteggio che solitamente viene ritenuto suffi ciente per giocare manche.
Senza debole. Modernamente si è diffusa l’idea di giocare l’apertura di 1 Senza Atout in modo più spregiudicato ed aggressivo, riducendo il numero di PO posseduti dai 16-18 tradizionali a 11-14, in modo da creare situazioni più diffi cili da gestire per la coppia avversaria.
Questi sono solo alcuni esempi. Vi sono addirittura alcuni sistemi stranissimi (e vietati nella maggioranza delle competizioni) in cui un giocatore passa con una mano forte e dichiara con una debole! Tutto questo non deve preoccupare eccessivamente il principiante per due motivi.
In primo luogo perché nel suo approccio al gioco inizierà dal sistema naturale e la maggior parte dei suoi avversari giocherà sistemi naturali.
In secondo luogo perché il Bridge ha una caratteristica singolare: tutti i giocatori seduti al tavolo devono possedere le stesse informazioni sulle licite effettuate. Per cui durante gli incontri ogni qual volta uno dei giocatori effettua una dichiarazione convenzionale gli avversari hanno il diritto di essere informati sul signifi cato di quella dichiarazione. Naturalmente le informazioni le fornisce non chi ha dichiarato, bensì il suo compagno, che deve esserne perfettamente a conoscenza.
Per questo motivo non è assolutamente necessario conoscere molti sistemi, ma è invece indispensabile conoscere bene il proprio!
 

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