Come i computer hanno rivoluzionato il modo di giocare a scacchi

Diventare un giocatore di scacchi professionista, o addirittura un Gran Maestro, richiede una dose di intelligenza e preparazione decisamente fuori dal comune. Basti pensare che Garry Kasparov, uno dei più forti giocatori di tutti i tempi, era capace di prevedere in media tre mosse al secondo. La capacità di fare previsioni sull’andamento della partita è infatti una delle doti che caratterizzano i campioni di scacchi. Per fare ciò è importantissimo conoscere l’avversario, sapere quali sono le sue mosse preferite, riconoscere i suoi punti deboli e le fasi della partita in cui è più forte.

Già negli anni 60 esistevano degli enormi database dove venivano archiviate migliaia di partire giocate da professionisti , ma erano di difficile consultazione e l’informatica all’epoca doveva ancora svilupparsi a tal punto da avere un’utilità per la maggior parte dei giocatori.
L’evoluzione dei database sono i cosiddetti “openings books”. Nonostante il nome, non si tratta di libri stampati ma di programmi informatici che immagazzinano milioni di mosse che giocatori professionisti utilizzano nella fase di apertura delle partite e ne elaborano di nuove. Questo tipo di software sono particolarmente utili per scoprire quelle che in gergo vengono chiamate “novelties”, novità. Si tratta di mosse che non sono mai state giocate da nessun professionista ma compaiono solo nelle simulazioni ottenute dal computer. Tali mosse, se giocate nel momento giusto, sono particolarmente efficaci e possono influenzare l’andamento di una partita.

L’evento che segna la superiorità delle macchine sull’uomo nel gioco degli scacchi avviene nel 1997. Garry Kasparov sfida il potente computer IBM Deep Blue e, commettendo anche un banale errore in apertura, perde dopo solo 19 mosse. Kasparov avrà ancora a che fare con un computer, ma questa volta la sfida non è tra l’uomo e la macchina, bensì tra Kasparov e un gruppo di 4 professionisti che decidono le mosse e le fanno successivamente votare da una comunità di appassionati. La partita fu molto lunga e combattuta ma alla fine il fenomeno russo riuscì a spuntarla in quella che lui stesso definisce una delle partite più impegnative della sua carriera.

Il livello raggiunto dai calcolatori oggi non lascia speranza all’uomo di poter vincere. Infatti, se un cervello umano splendidamente sviluppato può arrivare a prevedere al massimo tre o quattro mosse al secondo, un moderno computer può prevederne, nello stesso tempo, più di 200 Milioni. Proprio per questo, i computer sono diventati una sorta di “personal trainer” per i giocatori più bravi.
Un esempio è il giovanissimo Gran Maestro Magnus Carlsen, il quale ha ammesso di usare i computer in modo sistematico nel corso della sua preparazione. Pensate che Carlsen è talmente forte da aver ricevuto lusinghe dai più grandi campioni di tutti i tempi; Kasparov afferma che il ragazzo ha gli stessi poteri magici di Harry Potter, mentre la leggenda vivente Hikaru Nakamura lo paragona addirittura al potentissimo Sauron, il signore oscuro descritto nei libri di Tolkien. Alcuni sostengono che, se un giorno Carlsen dovesse affinare la sua apertura, potrebbe diventare un giocatore imbattibile e detenere il titolo per un lunghissimo periodo di tempo.

Una delle cose che mette in difficoltà coloro che sfidano Carlsen è il suo stile di gioco più simile a quello di un computer che a quello di un essere umano. L’uomo, infatti, ha una concezione di presente, futuro e passato mentre gioca una partita e, spesso, l’avanzamento dei pezzi sulla scacchiera rappresenta una conquista da parte del giocatore. Il computer, invece, si preoccupa solo di prevedere, e lo fa in modo perfetto senza considerazione alcuna per  ciò che è accaduto in precedenza nel corso della partita. Se per esempio un pezzo è in una posizione avanzata da cui potrebbe colpire, raramente un giocatore decide di utilizzare una mossa per farlo tornare al punto di partenza, anche se in quel modo potrebbe sfruttarlo al meglio.

Possiamo quindi dire che i computer hanno innalzato di molto il livello dei giocatori di scacchi, i quali hanno iniziato ad imitare lo stile delle macchine per vincere le partite.

 

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