Il gioco al tempo dei Faraoni: alla scoperta di Senet e Mehen

Alcuni giochi da tavolo presenti oggi nelle nostre case hanno origini antichissime e avvolte nel mistero. Nell’antico Egitto è ormai noto che i giochi da tavolo fossero parte integrante della vita sociale delle persone che vivevano in quell’epoca e nella gran parte dei casi assumevano anche un significato trascendentale e mistico.

Ciò che ci affascina tutt’oggi quando pensiamo alla civiltà egizia è proprio il rapporto con il divino. Gli Dei erano antropomorfi e provavano sentimenti tipicamente umani. Erano talmente simili ai mortali che anche loro talvolta si concedevano del tempo per giocare.

Due sembrano essere, secondo gli esperti, i giochi da tavolo più in voga durante il terzo millennio Avanti Cristo: Senet e Mehen.

E’ interessante constatare che entrambi i giochi sono stati ritrovati in tombe risalenti al 3500-3000 AC.
Nei rinvenimenti più antichi si trattava effettivamente di tavole da gioco, con cui i defunti si dilettarono nel corso della loro vita. Nei ritrovamenti più recenti, datati approssimativamente tra il 1500-1000 AC, questi giochi diventano dei talismani, perdendo dunque la loro valenza di gioco da tavolo e diventando degli oggetti utilizzati per accompagnare il defunto nell’aldilà assumendo una valenza più simbolica e religiosa.

In qualche modo entrambi i giochi sono una rappresentazione del percorso che l’uomo compie sulla terra e poi nel regno dei morti, non a caso  Senet, tradotto dall’altica lingua parlata dagli Egizi, significa “passare oltre”.

Le regole di questi antichissimi giochi sono tutt’ora in parte sconosciute. Sappiamo che la “scacchiera” con cui si giocava il Senet era composta da 30 caselle distribuite in 3 file da 10, alcune di queste erano contrassegnate da dei simboli che rappresentano la buona e la cattiva sorte. Si ritiene che fossero proprio queste caselle a influenzare in modo positivo o negativo l’andamento della partita.
Il funzionamento del Mehen è, invece, ancora avvolto nel mistero. Il campo di gioco è di forma circolare e vi è raffigurato un serpente avvolto su se stesso diviso in diversi rettangoli. Questo tipo di composizione ha fatto pensare agli studiosi che potesse essere una specie di gioco dell’oca. Il nome stesso del gioco fa riferimento al serpente. Mehen è infatti il nome di un Dio che si presentava, appunto, sotto la forma di un serpente.

Il gioco per gli antichi Egizi assumeva particolare importanza anche a causa della filosofia profondamente deterministica della gente dell’epoca, ovvero la convinzione che le azioni portate a termine durante la vita terrena condizioneranno la vita dopo la morte. Proprio per questo motivo, essere un bravo giocatore permetteva di aspirare a una condizione migliore nell’aldilà. 

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