Che ne dite di fare un tuffo nell'arte?

 

I giochi sono sempre stati un tema di interesse nell'ambito della pittura. Artisti di ogni epoca e nazionalità hanno dipinto diversi tipi di giochi rappresentandoli nei modi più svariati: come protagonisti, come ornamento, come simbolo, a volte con estrema precisione e realismo, altre volte in modo aprossimativo e molto fantasioso. Proviamo a dare uno sguardo al gioco degli scacchi.

Il gioco degli scacchi

Nel 1200 a.C. un artista anonimo dell'antico Egitto narrava come la stessa Nefertari amasse trascorrere il tempo nella sua camera mortuaria giocando con l'eternità un gioco che apparentemente sembrerebbe proprio il gioco degli scacchi... Per quanto ne sppiamo gli scacchi ancora non esistevano.

 

 

In Italia le testimonianze artistiche più antiche sul gioco degli scacchi sono un mosaico pavimentale nella zona presbiterale della basilica di San Savino a Piacenza, risalente al secolo XI

 

e un particolare del soffitto della cappella Palatina a Palermo realizzato nel 1143.

Alfonso X, re di Castiglia e Leòn tra il 1252 e il 1284 fu grande soprattutto per la sua attività culturale. Tra i suoi numerosi contributi culturali, oltre ad aver fondato la scuola dei traduttori di Toledo, al suo contributo nell'astronomia con le Tavole alfonsine, fu persino autore dell'importantissimo e magnifico Libro de los juegos, in cui parla anche del gioco degli scacchi. Tratto dal libro, ecco il problema n. 35.
Sono molte le rappresentazioni artistiche che si susseguono nei secoli successivi. Ecco alcune tra le più importanti: il re Otto di Brandeburgo, impegnato su una singolare scacchiera con minor numero di caselle, raffigurato nel 1320 su un Libro delle ore conservato nella Universitatsbibliotek di Heidelberg.
La dama di Verz sfida impavida il cavaliere di Borgogna, immortalata da un anonimo in una decorazione di Palazzo Davanzati a Firenze (XIV secolo).
Tristano ed Isotta bevono avidamente un filtro d'amore incuranti del movimento dei pezzi (XIV secolo).
Due nobili si sfidano a scacchi, elegantemente vestiti con stupefacenti copricapi in una vetrata dell'Hotel della Bessee a Villefranche sur Saone, apprentemente più attenti al loro incontro ravvicinato che al risultato della partita.

Spesso si trovano anche errori nella rappresentazione del gioco. A volte il numero delle caselle è errato, altre i pezzi non sono chiaramente comprensibili, altre la disposizione della scacchiera ha il nero e non il bianco alla destra del contendente.

Ecco un dipinto di Girolamo da Cremona, eseguito intorno al 1475/80 e conservato al Metropolitan di New York: giovani parrucconi assistono ad una tenzone tra un gentiluomo ed una damigella anche loro dalle bionde chiome debordanti.

Giulio Campi, di Cremona, intorno alla metà del 1500 fornisce la sua interpretazione del nobile gioco con una tela conservata a Torino nel museo civico.
Lucas van Leyden realizza nel 1510 questa magnifica tela, conservata a Berlino nella Gemaldegalerie. In quegli anni le regole della prospettiva non erano state stabilite, ma l'attenzione si concentra sull'espressività dei volti dei personaggi. La scacchiera è stata erroneamente delineata con un numero di caselle spropositato (8x12), a dimostrazione della scarsa attenzione dedicata dai pittori alla realtà ottica della scena rappresentata, mentre i committenti delle opere (membri della nobiltà e dell'alta borghesia) sono ansiosi di essere immortalati, pensosi e meditabondi, alle prese con l'avversario, spesso una desiderabile fanciulla.
Questa tela eseguita da Hans Muelich nel 1552 mostra Alberto duca di Baviera che sfida la sua sposa assistito dai dignitari della sua corte e con l'assistenza dei rispettivi cagnolini.
La celebre Sofonisba Anguissola, nativa di Cremona, rappresenta una versione tutta femminile del gioco, in un dipinto del 1555, conservato a Poznam nel museo Narodowe.
Alessandro Varotari detto il Padovanino, nel 1630 fornisce un'immagine erotica del gioco con una Venere, nello splendore della sua abbacinante nudità, assistita da Cupido, che cerca di vincere il truce Marte con una profferta amorosa alla quale è arduo resistere.
In questa tela eseguita dal Tischbein nel 1785 e conservata all'Ermitage di San Pietroburgo, Corradino di Swabia e Friedrich di Baden attendono ansiosamente in carcere la sentenza ed occupano trepidamente il tempo in interminabili sfide a scacchi.
James Northcote nel 1831 realizza questa tela conservata al Worcester Art Museum a Worcester, nel Massachusetts, Stati Uniti.
La moda dell'Oriente ebbe grosso successo nella pittura europea di metà secolo. Rorbye Martinius nel 1845 raffigura alcuni anziani con i loro turbanti mentre si sfidano a scacchi, incuranti della calura pomeridiana.
Il gigante della pittura Eugene Delacroix, in un fantasmagorico gioco di colori rappresenta due arabi intenti al goco in questo quadro del 1847, conservato nella Galleria nazionale di Edimburgo.
Honorè Daumier, egli stesso appassionato giocatore, immortala due pensosi scacchisti nel delicato momento del centro partita in una famosa opera del 1863 conservata a Parigi nel museo del Petit Palais.
Alma Tadema viaggia indietro nel tempo all'epoca dei faraoni e a differenza di altre sue tele, dove raffigura con grande precisione mobili e suppellettili del passato, contrabbanda per scacchi un differente gioco sicuro che il proprietario della sua opera eseguita nel 1879, un facoltoso collezionista privato svizzero, non si accorgerà di nulla.
Il pittore americano realista Thomas Eakins amava raffigurare la cerchia dei suoi amici e delle sue conoscenze di Philadelphia. Su questo olio su pannello di legno del 1876 (conservato al Metropolitan Museum of Art di New York) il padre Benjamin Eakins osserva l'anziano insegnante di francese Bertrand Gardel (a sinistra) giocare una partita a scacchi contro il poco più giovane pittore George Holmes (destra). Come si può osservare dai numerosi pezzi che sono fuori dalla scacchiera, la partita è ormai in una fase avanzata. Holmes, avendo preso la Regina del suo avversario e avendo la propria in posizione centrale, dovrebbe essere in vantaggio.
Arturo Ricci, pittore fiorentino vissuto tra il 1854 e il 1919 dedicò la sua pittura a soggetti di vita familiare e a temi settecenteschi in costume. Molto amato all'estero, fu poco apprezzato in Italia. In questo dipinto è raffigurata una partita di scacchi al femminile.
Estremamente realistica la scena raffigurata da Gerolamo Induno nella sua partita di scacchi tra eleganti contendenti, eseguita nel 1881 e conservata a Milano nella Galleria d'arte moderna.
Luigi Mussin nel 1883 rappresenta un torneo di scacchi alla corte di Spagna di Giulio Rosati in cui un cardinale col suo rosso mantello sfida due garbate signore.
Raffaello Sorbi nel 1899 ricorda che il gioco non è privilegio di nobili e dame di corte, ma praticato anche dal popolo, come nell'osteria di Fiesole, dove tra libagioni e manicaretti vi era il tempo di una sfida sulle 64 caselle.
Nel Noveento artisti importanti dedicano la loro attenzione alla rappresentazione del gioco ed alcuni divengono addiritura giocatori di professione. E' il caso di Marcel Duchamp.
Marcel Duchamp, preso dal demone degli scacchi, abbandona la pittura per trascorrere intere giornate a muovere con sottile arguzia cavalli, torri ed alfieri.
Renè Magritte si immedesima nello sconforto del perdente ipotizzando che possa giungere al suicidio.
Paul Klee, figura di spicco dell'astrattismo, scompone la scacchiera in una sua opera del 1931 conservata a Zurigo del Kunstmuseum.
Semplicemente geniale questa foto di Max Ernst insieme a Dorothea Tanning, negli anni 40, impegnati in una partita a scacchi.
Karl Truppe nel 1942, quando il fantasma della morte dominava il mondo, immagina una sfida con una posta che non ammette rivincite.
Davvero inquietante questo "David und Goliath spielen Schach" dipinto da Sigfried Zademack nel 1985.
E per finire Sgarra, che in occasione dello scontro avvenuto a Cannes nel 2000 tra il leggendario Karpov ed il nascente astro francese Bacrot, si ispira a Picasso per immortalare la grande sfida.

 

 

 

 

 

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